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Fashion Victim

Il nuovo sconvolgente segreto per evitarti di essere ricordata come l’ultima fashion victim (in tutti i sensi)!

Di recente, una stilista di fama mondiale è arrivata a dire “NON INDOSSO UN PAIO DI JEANS DA OLTRE 20 ANNI…”

Onestamente credo che nemmeno tu dovresti indossarli a cuor leggero.

Certo, comodità e risparmio sono una coppia vincente… se vuoi aumentare il rischio di dermatite, danni al fegato, infezioni dell’apparato urinario… e nei casi più gravi favorire il cancro.

Io ho scelto di dire no. Non sulla mia pelle.

Ma lasciami spiegare meglio…

Che tu ci creda o meno, l’8% delle malattie dermatologiche è causato dal contatto con il vestiario.

Vedi, alcune sostanze chimiche utilizzate durante i processi di lavorazione, se non ben controllate, stagnano sui tessuti ed entrano in contatto con la pelle.

Le sostanze chimiche coinvolte sono i coloranti, impiegati per impartire alle fibre tessili una colorazione diversa rispetto a quella originale.

Il punto è che la nostra pelle respira, e assorbe queste sostanze tossiche nel tuo corpo.

Non a caso, l’Unione Europea ha emanato una Direttiva per vietare l’impiego di tutti i coloranti azoici, perché alcuni di loro contengono sostanze velenose come i metalli pesanti (Cadmio, Piombo, Mercurio, Cromo VI e Nichel), tristemente tossici per l’organismo.

Senza contare lo strato di formaldeide utile per la conservazione e lo stoccaggio: con estrema certezza parliamo di un agente cancerogeno.

E osserva questi numeri: nel 2018 il mondo ha acquistato 4,5 miliardi di paia di jeans.

Questo significa che, oggi, oltre la metà dell’intera popolazione globale ne indossa almeno un paio…

… ma ignorandone i reali pericoli per la propria salute.

E per quella dell’intero pianeta.

Questo perché forse non tutti sono al corrente del fatto che l’industria del jeans – ogni anno – divora il 40% della produzione mondiale di cotone.

Questa percentuale così alta porta inevitabilmente all’utilizzo non regolamentato di pesticidi e fertilizzanti… oltre ad uno spreco spropositato d’acqua (10.000 litri per realizzare dei jeans).

Ma senti il bello: nonostante le fibre dei jeans vengano definite “naturali”, quando entrano in contatto con l’ambiente…

… non si biodegradano!

Infatti, nel rapporto di Greenpeace “Panni Sporchi”, si analizzano 21 campioni d’acqua prelevati dalla città cinese di Xintang, definita “capitale mondiale del denim”. In ben 17 si rileva la presenza di cinque metalli pesanti: cadmio, cromo, mercurio, piombo e rame, usati per dissolvere la tinta color indaco e sversati poi nei corsi fluviali…

… causando danni alle acque dei mari, all’ecosistema, agli abitanti delle comunità circostanti.

E le tinture non sono neanche l’unico problema. L’inalazione di alcune particelle di sabbia, utili ad ottenere l’effetto “vintage”, mette a rischio la salute dei lavoratori. Non a caso, l’incidenza di malattie come la silicosi è tra le più alte in assoluto.

Ora, io non credo che vestire la morte sia una buona idea.

Quindi, se pensi che indossare un jeans lavorato con metalli pesanti possa danneggiare la tua pelle, prova ad immaginare cosa significa contaminare volontariamente il più grande organo del corpo umano.

Dunque mi domando: perché sacrificare il tuo benessere nel nome del risparmio?

In effetti non ha senso anche perché, negli ultimi anni, con la diffusione delle informazioni riguardo l’insostenibilità della produzione dei jeans, sono nate alternative valide e rispettose nei confronti dell’ambiente.

Questi sviluppi sono il frutto di due fenomeni: la crescente domanda dei consumatori sostenibili e l’utilizzo di tecnologie che garantiscono un maggior rispetto per il pianeta.

Ecco: noi abbiamo scelto di rispettare l’ambiente ed il consumatore.

Infatti, per impedirti di essere ricordata come l’ultima fashion victim ho introdotto nei corsi una materia “Moda Sostenibile”, nuovi Corsi Riciclo e in collaboarazione con Anna Pitzalis abbiamo ideato un laboratorio per le Scuole “MODAlità Sostenibile”.
Così iniziamo a fare la nostra parte per tutelare la salute dell’intero pianeta e la nostra.

Devo dirtelo: durante il percorso scoprirai quanto è sorprendente creare qualcosa in autonomia e soprattutto osserverai da vicino l’affascinante mondo sartoriale e della moda.

Laura Congia

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